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Thoughts of the FSFE Community (it) - http://planet.fsfe.org/it

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    Fate una prova: accendete la tv oppure la radio oppure, più semplicemente, aprite un nuovo tab del browser e navigate a caso su uno dei tanti siti in cui si parla di attualità. Nel 99,99% dei casi entro 60 secondi, oltre alle chiappe in bella mostra della showgirl di turno su qualche spiaggia caraibica, vi imbatterete nella fatidica parola crisi!
    E già, per chi non se ne fosse ancora accorto, c'è crisi.


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    Dall'antica Roma in poi (minuto più, minuto meno) il nostro si è sempre distinto come paese "indietro". Siamo stati indietro per secoli, da un punto di vista civico, economico, infrastrutturale, etc.
    Oggi, inevitabilmente, lo siamo anche da quello tecnologico.
    Inseguiamo sempre, guardiamo con occhi ammirati quello che succede fuori dai nostri confini. Parentesi boom-economico a parte, l'Italia è un paese fermo da secoli.


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    L'utilizzo di parole "corrette" non è sempre necessario.
    Non sto parlando del rispetto di congiuntivi, pronomi o verbi (quello sì obbligatorio pena l'intelligibilità di quanto si scrive o si dice...), ma di utilizzare una parola piuttosto che un'altra al posto e al momento giusto.
    In questo blog ad esempio - e già "blog" per definire questo spazio in sè è "parola sbagliata", visto che trattasi di "spazio digitale indefinito e di dubbia utilità" - si fa largo uso di parole "scorrette".


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    I gateway mail2fax e fax2mail sono strumenti largamente utilizzati quando in rete è presente un server fax software.
    La definizione di gateway si deve al fatto che si parla di soluzioni che riescono a configurare un vero e proprio punto di collegamento tra due entità assolutamente diverse: la rete PSTN e le email.


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    L'utilizzo di modem virtuali con HylaFAX può essere utile in tutte quelle situazioni in cui sia impossibile, anti-economico o semplicemente meno pratico ricorrere a quelli hardware.


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    Essere pieno di difetti non è una cosa tanto malvagia.
    I pregi non mi sono mai piaciuti. Li trovo noiosi così come trovo noiose le persone virtuose, quelle a modo, quelle sempre educate, che non dicono mai una parola fuori posto, che non bevono, non fumano, non smoccolano in pubblico, che non si incazzano mai, che sono sempre pazienti, coerenti, retti.
    Che palle!
    I difetti hanno qualcosa di affascinante, arricchiscono la personalità, la rendono "speciale". Non per niente, come detto, ne sono strapieno!


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    Chi l'ha detto che quella del sistemista è una vita noiosa, senza diversivi?
    A differenza di quello che si può comunemente pensare, non è vissuta per intero dentro una sala server, lì dove l'aria condizionata prima o poi finirà per bruciare le pareti nasali, lì dove il rumore delle ventole prima o poi finirà per sgretolare i timpani, lì dove prima o poi si finirà ibernati ma con dipinta in faccia un'espressione felicemente rincoglionita.
    No signori, la vita di un sistemista è varia, è bella, è divertente, non è solo cavi ethernet e pinze a crimpare.


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    Una delle cose di cui ho sempre sentito la mancanza, a proposito di macchine virtuali, è il non poter utilizzare dei "meta-template", ovvero il non poter automatizzare la configurazione di un environment di base un pò più complesso di quello minimale di default.
    Spesso, ad esempio, mi capita di dover approntare delle vm dotate di sistema LAMP che poi "terzi" finiranno di configurare secondo necessità.


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    Non c'è niente di più gratificante al mondo del darsi da soli una bella e vigorosa martellata sugli alluci.
    Perchè aspettare che siano gli altri ad assestarcela? Il buon Dio ci ha dotato di arti superiori prensili: usiamoli!!!
    Io in questo sono avanti, gente. Molto avanti.
    Ho sviluppato un'abilità particolare nel mirare bene, colpire con forza ma molto rapidamente. E non sbaglio praticamente mai.
    L'ultima volta giusto pochi giorni fa allorquando mi sono ritrovato ad approntare in tempi rapidi un server di videoconferenza


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    In Italian "api" means "bees" (plural). API in computer science means "Application Programming Interfaces", which are bits of code in a computer program that expose functions and calls to other computer programs so that they can interact. For instance, a platform (say, Gnome or MS Windows) can expose a function to call upon a printing dialog, and all application running on it only needs to invoke that function and an interaction can happen, so the application can print. The internals of the same API can be reimplemented many times without changing the outward facing interfaces, so that the applications written against them remain workable ‒ actually this happens on a regular basis.

    A Federal Judge for the Northern District of California has ruled that the source code that declare a method to invoke the same function as in the API (thus representing the outward facing part) is not subject to copyright. This follows a quasi identical ruling of the European Court of Justice in the SAS case [Case C‑406/10].

    I salute this pair of decisions as a cornerstone of the copyright law applied to software.

    Too many "copyright maximalists" wish to say that copyright in a software program is like copyright in a literary work, thus any time you copy the same language, you infringe the copyright of the former author. Others times they say that since you cannot reproduce the same structure and plot and names of a book, doing the same with software is as well as copyright infringement (this was what SAS case was all about). Copyright in software is not the same copyright as the one granted to literary works. Software is protected as if it was a literary work, but in order to interpret and apply the copyright rules to software, one shall not disregard the utilitarian nature of software, and the need to achieve interoperability so that ‒ to use the words of the Advocate General in SAS, Mr. Bot ‒ ideas underlying software are not monopolized.

    The two subjects use the same concepts, the same words, some of the same rules, but the different nature makes it impossible to just apply the same without making all necessary translations. Fortunately, there are two judges across the Atlantic that understand this and made a very wise decision. The decision from Judge Aslup in the States is even more to be appreciated, because ‒ unlike the ECJ ‒ he did not have a clear guidance on interoperability as the Software Directive (Council Directive 91/250/EEC of 14 May 1991 on the legal protection of computer programs) gave to his European Counterpart.

    As always, good and extensive recounts of a very complicate case can be found in Groklaw, as well as all the documents of the case.

    Tipo di Entry: 

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    Qualche giorno fa un amico mi ha chiesto di aiutarlo a trovare una soluzione per permettere ad una mezza dozzina di client di una sede distaccata dell'azienda per la quale lavora di poter accedere ad Internet, visto che non era ancora stato sottoscritto un contratto per la fornitura di collegamento ADSL.
    Come soluzione temporanea, stavano utilizzando una chiavetta TIM da agganciare ad uno dei PC per la navigazione.


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    Scrivo alla vigilia di uno sciopero (astensione dalle udienze) indetto dagli Avvocati per protestare contro una legislazione che favorisce la concorrenza, la quale interviene in modo scomposto, ma a mio parere sostanzialmente nella giusta direzione, sui servizi legali. Ma se si parla di concorrenza nei servizi professionali, ci sarebbe una modifica a costo zero o quasi, che consentirebbe l'aggregazione di professionisti su base non associativa, l'Associazione Temporanea tra Professionisti.

    È un'idea che mi frulla da un po' in testa, e che nasce dall'esperienza fallimentare della STP (Società Tra Professionisti), una specie di SNC che ha semplicemente fallito. Recentemente il precedente Governo è intervenuto riformando ancora la STP, consentendo di adottare una qualsiasi forma societaria (anche SPA o cooperativa). Ma nessuno si è posto il problema di chi vuole rimanere indipendente, ma nel contempo collaborare con altri professionisti su base non stabile e non esclusiva, cosa che gli Avvocati italiani (io per primo) fanno sovente, salvo incorrere in notevoli inconvenienti operativi e fiscali.

    Lo spunto per una prima formalizzazione mi è stato dato da un post su G+ di Tiziano Solignani sul perché non intende aderire allo sciopero. Condivido quanto dallo stesso affermato. In un commento ho scritto:

    Sono d'accordo in modo molto prossimo al 100%. Una cosa che il Governo poteva fare (a parte imparare una buona volta a scrivere le leggi con il cervello invece che con il C---0), e che sarebbe costata 0 non è stata fatta. Sarebbe andata a complemento della pur lodevole iniziativa di abolire finalmente l'anacronistica limitazione della legge del '39 e superare l'inutile riforma della STP (un fallimento totale).

    Consentire di creare "ATP", associazioni temporanee di professionisti, nelle quali gli avvocati (et simil.) si associano per una o più pratiche, senza esclusiva, con piena e illimitata responsabilità personale, trasparenza degli incarichi, ma con la possibilità di fatturare con un unico centro di costo e dividere il ricavato secondo criteri stabiliti di comune accordo tra i membri. Evitando così assurde conseguenze fiscali che invece mi impediscono di lavorare con giovani Colleghi e far accumulare loro esperienza. Ad esempio, il fatto di dover pagare due volte il 4% di previdenza (una volta quando fattura il primo, una seconda quando il secondo rifattura al primo) e il fatto che i compensi riconosciuti ai professionisti vanno negli studi di settore con un moltiplicatore assurdo.

    È la prima volta che formalizzo in una qualsiasi forma l'idea. E penso che ci sia già tutto.

    L'ATP (da non confondersi con quella del tennis) potrebbe ad esempio essere formata con un contratto sottoscritto volta per volta da tutti i professionisti coinvolti, essere aperta a nuove adesioni, condizionata alla verifica dei titoli di abilitazione professionale. Si potrebbe semplicemente iniziare con una dichiarazione di inizio di attività all'Agenzia delle Entrate, via Web. Questa darebbe un numero identificativo da usarsi obbligatoriamente come riferimento per chiunque volesse saperne di più. Potrebbe avere anche un marchio di servizio.

    L'ATP fatturerebbe direttamente il lavoro svolto dai singoli membri su ciascuna pratica, con la partita IVA di uno dei membri. Ma il reddito prodotto non andrebbe nel reddito di quest'ultimo, ma in un fondo virtuale a parte, da destinarsi secondo gli accordi ad essere diviso tra i membri che hanno operato. Andrebbe poi contabilizzato pro quota a seconda della divisione operata. Il contributo previdenziale avrebbe la stessa sorte (questo non è diverso da quanto avviene per le associazioni professionali).

    Le fatture potrebbero essere registrate nell'account presso l'Agenzia Entrate, e nel medesimo andrebbero dunque registrati i numeri di fattura e i codici fiscali corrispondenti alla suddivisione, compresa l'autofattura del mandante. Questo consentirebbe di imputare la ritenuta d'acconto pro quota (l'ATP non dovrebbe così presentare il modello 770, né il modello Unico).

    Stessa procedura per la cancellazione: un semplice modulo via web.

    I vantaggi sono evidenti: un centro unico di fatturazione per il cliente. Trasparenza dell'imputazione fiscale. Non si crea fatturato inesistente ("tassato" al 4% anche se non corrispondente a un reddito e soggetto a doppio carico in caso di rifatturazione "semplice"). Non si sballano gli studi di settore. E si facilita così l'aggregazione tra professionisti indipendenti, facilitando l'accesso a incarichi che richiedono o molto lavoro o competenze diverse, consentendo l'accumulo di esperienza anche a chi è più giovane, dotato di meno contatti, meno incline al marketing di se stesso, magari senza una sede prestigiosa o un nome altisonante, ma capace e competente.

    Tutto ciò senza i costi di struttura e di transazione di un'associazione profesisonale, o peggio, di una società. Senza i vincoli di esclusiva. Senza i vincoli di ripartizione degli utili (presunti) sulla base di un apporto (futuro e difficile da valutare).

    Argomento: 
    Tipo di Entry: 

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    Tra due giorni festeggiamo gli Standard Aperti e i documenti liberi, e alla FSFE siamo già in fibrillazione. Oltre 30 eventi, in tutti i 5 continenti sono registrati, mentre noi della FSFE ci occupiamo del coordinamento internazionale di tutti gli eventi. I continenti più coperti sono l’Europa e l’America Latina. Ma perché è così importante celebrare gli Standard Aperti, promuovendone l’uso?

    Rispetto ai documenti di tipo tradizionale, ad esempio una lettera scritta a mano o battuta a macchina, o una rivista patinata, i documenti elettronici necessitano di programmi informatici che siano in grado di leggerli, e risentono inevitabilmente del formato in cui vengono diffusi. Questo non è necessariamente un problema, a condizione che le caratteristiche del formato in oggetto siano note a tutti, e che siano sfruttabili senza costi aggiuntivi (ad esempio rappresentati da brevetti che gravano sui formati). Queste caratteristiche definiscono uno standard aperto, e non esistono ragioni per non preferirne l’uso.

    Lo scambio di documenti salvati in formato proprietario è un ostacolo per la leggibilità degli stessi documenti. Ciò è molto pericoloso: si pensi alle attività di coordinamento necessarie per risolvere qualsiasi situazione di crisi. Nel 2005, in seguito ai tragici avvenimenti che seguono lo Tsunami in Asia sudorientale, occorre un coordinamento rapido tra le autorità di diversi paesi al fine di assicurare che le operazioni di salvataggio si svolgano nel modo più efficiente ed efficace possibile. Ma queste autorità si sono ciecamente affidate all’uso di standard chiusi e proprietari (peraltro diversi tra loro), che hanno rallentato e reso inutilmente difficoltose le attività di coordinamento

    [...] The tsunami that devastated South Eastern Asian countries and the north-eastern parts of Africa, is perhaps the most graphic, albeit unfortunate, demonstration of the need for global collaboration, and open ICT standards. The incalculable loss of life and damage to property was exacerbated by the fact that responding agencies and non-governmental groups were unable to share information vital to the rescue effort. Each was using different data and document formats. Relief was slowed, and coordination complicated. [...]

    Mosibudi Mangena, Opening address of SATNAC 2005

    I formati non aperti e proprietari rappresentano un ostacolo allo sviluppo di programmi in grado di leggerli. Infatti, se le specifiche di un certo formato non sono disponibili, non posso neanche creare un programma che sia in grado di leggerli. Naturalmente la loro diffusione ha effetti negativi sullo sviluppo di Software Libero. Più in generale, il mancato utilizzo di Standard Aperti impedisce il funzionamento concorrenziale del mercato dell’informazione. Come per tutte le inefficienze del mercato,la società paga un costo, perché se io non posso scrivere un programma in grado di gestire un certo formato (magari dandogli una licenza che lo renda Software Libero), non posso neanche trarne nessun beneficio economico, quindi ho una perdita di reddito.

    Chi ne trae vantaggio sono gli enti che hanno sviluppato i formati proprietari, omettendo di renderne note le specifiche e magari sviluppando un software proprietario in grado di leggere questi formati. Queste entità percepiscono un’ingiustificata rendita monopolistica dallo sfruttamento dei formati proprietari.

    L’uso e la diffusione di standard chiusi e proprietari da parte dello Stato è ancora più paradossale. Non solo perché il mancato guadagno da parte di privati che potrebbero sviluppare programmi e poi venderli genera inevitabilmente un gettito erariale inferiore,ma perché i fondamentali requisiti di buon andamento e di imparzialità (ai quali la Pubblica Amministrazione dovrebbe ispirarsi), non vengono rispettati. E questo è molto brutto, soprattutto perché chi ci guadagna sono spesso delle multinazionali straniere. Ecco perché mi arrabbio in modo moderato quando ricevo un documento in formato non aperto, perché magari la persona che lo fa non ci pensa, o non è a conoscenza di quanto sia inutilmente dannoso diffondere questi documenti; ma mi indigno quando chi lo fa è un istituzione pubblica, perché quest’ultima è tenuta a porsi il problema.


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    Isola che c'è 2015

    Le prime foto del banchetto @Gruppo Linux Como alla fiera di Villaguardia

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    Buono e Giusto

    Domenica scorsa si è tenuta Buono e Giusto, fiera dedicata ai Gruppi di Acquisto Solidale: abbiamo partecipato con un banchetto sul Software Libero come @LIFO e LinuxVar.

    il nostro banchetto:

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    I resti della merenda :)

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    #buonoegiusto2015

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    Norma proposta dal Governo (informatica giuridica nel Codice Privacy):

    4-ler Le sentenze e le altre decisioni rese dall'autorità giudiziaria successivamente al 1° gennaio 2016 sono pubblicate sui siti Internet istituzionali delle autorità che le hanno emanate, su quelli di terzi e in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, previa anonimizzazione dei dati personali in esse contenuti, fatti salvi quelli dei giudici e degli avvocati.

    Norma scritta meno coi piedi (tradotta in italiano giuridico da me):

    Le sentenze e le altre decisioni rese dall'autorità giudiziaria successivamente al 01/01/2016 e destinate alla pubblicazione secondo le norme di procedura, possono essere diffuse [in forma digitale] per finalità di informazione giuridica unicamente a seguito dell'anonimizzazione di tutti i dati personali. L'anonimizzazione non riguarda il nome e il cognome dei giudici e il nome, il cognome e l'indirizzo di studio [e il codice fiscale] degli avvocati che abbiano partecipato al giudizio.

    Se qualcuno nota la differenza, non è un candidato ideale per gli uffici legislativi del nostro Governo.

    Non sono solo le virgole messe dove capita, è proprio che non capiscono come una norma deve individuare il tipo di precetto che deve emettere, le condizioni, l'ambito di applicazione. Non scrivere a caso parole in libertà senza idea di quale ruolo esse abbiano nella norma stessa, che prevede sempre una fattispecie e un obbligo, una facoltà, qualcosa.

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    La campagna Software Libero per leggere PDF, lanciata dalla Free Software Foundation Europe (FSFE) nel 2009, ha oggi raggiunto notevoli risultati a livello istituzionale:

    • In Germania i partiti nazionali (de) hanno espresso dichiarazioni favorevoli ai lettori PDF liberi ed il Governo Tedesco ha raccomandato l'utilizzo del frammento di testo proposto dalla FSFE nella loro guida di migrazione (de). Il coordinatore della Germania della FSFE, Max Mehl, ne parla (en) più approfonditamente nel suo blog.

    • nella Unione Europea (UE): Il Parlamento Europeo ha esplicitamente chiesto (en) alla Commissione Europea quali fossero le ragioni per pubblicizzare un software specifico e quali fossero i passi da seguire per risolvere questo problema.

    La campagna è basata su tre principi cardine della FSFE:

    • Neutralità: Le istituzioni pubbliche non dovrebbero impegnarsi nella pubblicità. Consigliando l'uso di un singolo programma non libero, le istituzioni pubbliche promuovono il modello del software proprietario. Ci sono moltissime alternative al software che promuovono, quindi non c'è alcun motivo per le istituzioni pubbliche di rafforzare ulteriormente la posizione dominante di una singola azienda su una parte del mercato del software. La pubblicità sui siti web degli enti pubblici può andare bene se viene contrassegnata e se si riceve un compenso per farla, e se questa non mette in pericolo la libera concorrenza e libera scelta nel mercato del software. Quando gli enti pubblici agiscono come canali di marketing per una singola azienda c'è qualcosa di sbagliato.
    • Libertà: Gli enti pubblici non dovrebbero chiedere ai cittadini di usare software non libero. Il Software Liberoè software che chiunque può usare, studiare, condividere e migliorare. Queste quattro libertà danno agli utenti il pieno controllo del software che stanno utilizzando. Il Software Libero assicura che tu non debba acquistare il prodotto di un'azienda se non lo desideri solo per leggere un documento che qualcun'altro ti ha inviato, enti pubblici inclusi. Ogni programma può essere controllato per individuare problemi di sicurezza, così i problemi vengono spesso risolti rapidamente. Il Software Libero aiuta a proteggere la tua privacy, perché puoi essere sicuro che il programma che stai usando fa solo le cose che vuoi, e nulla di più. Un governo che esiste per proteggere la nostra libertà non dovrebbe chiederci di usare software non libero.
    • Standard Aperti: Le versioni del formato PDF che sono Standard Aperti possono essere implementate da tutti i lettori PDF. Se gli enti pubblici non aderiscono agli Standard Aperti quando generano i loro documenti, rendono difficile l'offerta del Software Libero e la competizione sul mercato da parte di diversi fornitori.

    Oggi, a 6 anni di distanza, vorrei verificare quale sia lo stato di adozione dei lettori PDF liberi nelle Pubbliche Amministrazioni Italiane regionali.

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    Librebootè un Software Libero che sostituisce il BIOS o UEFI; Libreboot carica il firmware che inizializza l’hardware a fa partire un caricatore (boot loader) del vostro sistema operativo.

    <figure> <figcaption>Logo di Libreboot</figcaption> Libreboot logo

    by Marcus Moeller - CC-0

    </figure>

    Il mio “viaggio in Libreboot” iniziò quando lessi l’articolo:

    The Free Software Foundation (FSF) today awarded Respects Your Freedom (RYF) certification to the Libreboot T400 laptop as sold by Minifree. The RYF certification mark means that the product meets the FSF's standards in regard to users' freedom, control over the product, and privacy.

    <footer>Joshua GayLibreboot T400 Laptop Now FSF-certified to Respect Your Freedom</footer>

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    Questo è il secondo monitoraggio al seguito della campagna Free Software PDF Readers, lanciata dalla Free Software Foundation Europe (FSFE) nel 2009.

    Il primo monitoraggio è disponibile nel post “Adozione di lettori PDF liberi nelle Amministrazioni Pubbliche Regionali”.

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    Alcuni mesi fa mi sono iscritto alla Free Software Foundation Europe (FSFE) come traduttore (dall'inglese all'italiano).

    Siamo una comunità di persone dedite al Software Libero. Per favore unisciti a noi ed al nostro lavoro! Ci sono molti modi per farlo e troverai il modo che meglio si adatta ai tuoi interessi ed alle tue competenze.

    <footer>Partecipa alla FSFEfsfe.org/contribute/…</footer>

    I miei interessi e motivazioni per associarmi alla FSFE sono varie:

    • supportare il Software Libero;
    • migliorare il mio inglese e mantenerlo allenato, sia in generale, sia relativamente al gergo politico ed amministrativo in particolare. Un'altra occasione è offerta dalle mailing list della FSFE: capita di scrivere email ad altre persone che vivono nei vari paesi europei;
    • imparare Vim facendo pratica su “veri articoli”;
    • migliorare le mie competenze dattilografiche in modo sano.

    Recentemente mi è stato chiesto se fossi stato interessato ad avere i diritti di scrittura al repository dei sorgenti del sito web della FSFE… naturalmente ero interessato :-)

    Mi sono immediatamente reso conto che il repository ha più di 15 anni di storia!!! Perciò ho cominciato a pensare che sarebbe stato interessante visualizzare tale storia con Gource. In passato avevo già usato Gource per visualizzare la storia di Parancoe, un meta-framework Java sviluppato da alcuni ragazzi del Java User Group Padova (JUG PD), ma questa volta ero curioso di vedere come la storia di un sito web fosse diversa da quella di un framework.

    Così ho registrato un video di circa 10 minuti relativo all'attività di commit sul repository dei sorgenti del sito web della FSFE da febbraio 2001 a luglio 2016.

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